Federico Bottino

47th Lunch Seminar @ Nexa Center – Internet and Society

Copyright e contenuti intellettuali: l’esperienza di Yeerida – Federico Bottino (ceo Yeerida)

Con gentilezza, Francesco Ruggiero mi ha invitato a tenere un Lunch Seminar presso il centro Nexa, in gennaio. Alla sua richiesta rispetto a quale fosse l’argomento che preferissi trattare, ho risposto che sarebbe stato interessante parlare di come siamo abituati a concepire il copyright e come saremo costretti a vederlo trasformarsi. Yeerida, il primo sito per leggere gratis contenuti editoriali, ne è d’altronde esempio fulgido.
L’evento si terrà mercoledì 25 gennaio dalle ore 13 fino alle 14. Potrete sentirmi blaterare sulle evoluzioni (in senso di piroette)del copyright e del suo gemello scemo, il diritto d’autore, mentre trangugiate bocconi. Imperdibile, insomma.
Questo è il link all’evento di Event Brite (è possibile prenotarsi, entro oggi). Qui invece potete visitare la pagina Facebook ufficiale del Nexa.

Segue il link per la diretta streaming sul portale del Politecnico di Torino: http://nexa.polito.it/upcoming-events

Riporto qui una breve introduzione presente sul sito del Nexa, al fine di introdurre il mio intervento di mercoledì.

Il terzo millennio ha portato grandi cambiamenti nelle nostre abitudini e nei nostri gesti quotidiani, cambiando il nostro modo di intendere cose che prima sembravano semplici.
Nel caso del copyright dei contenuti intellettuali, eravamo abituati a proiettare la nostra idea di contenuto nel corpo fisico del media che lo avrebbe diffuso. Un testo letterario veniva visto come un libro, una composizione come un cd, un articolo come un foglio di giornale, un corto o lungo-metraggio come una pellicola.
Le moderne tecnologie di diffusione di contenuti come lo streaming e il web 2.0 ci costringono a fare lo sforzo di separare queste due entità che abbiamo sempre tenuto insieme, intendendo l’informazione intellettuale come assoluta e indipendente, rispetto al suo (facoltativo) supporto fisico.
Tutto ciò ci costringe a pensare a nuove strutture del diritto d’autore e dei diritti connessi che guardi non più, prevalentemente, al possesso dell’oggetto fisico che distribuisce l’informazione, bensì all’utilizzo o la semplice fruizione dell’informazione stessa.

Biografia di Federico Bottino:

Federico José Bottino ha 24 anni e si occupa di comunicazione digitale e scrittura creativa. Dopo essersi diplomato presso il liceo classico di Susa, ha studiato Giurisprudenza, collaborando con lo studio legale Ciurcina-Tita. Pubblica una raccolta di racconti nel 2013, da allora è autore per diverse testate online, curando blog su cultura, spettacolo e innovazione. Nel 2015 ha ideato e fondato Yeerida, la prima piattaforma di free streaming letterario, a oggi ricopre il ruolo di CEO di Yeerida Italia s.r.l.
Nel 2015 abbandona giurisprudenza per studiare ICT.

Questo articolo verrà aggiornato e il video della diretta sarà embeddato in fondo, casomai qualcuno fosse interessato a fruirne dei contenuti ma non avrà modo di essere presente mercoledì.

Cos’è il Nexa Center:

Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto sulla società. Il Centro Nexa nasce dalle attività di un gruppo di lavoro multidisciplinare – tecnico, giuridico ed economico – formatosi a Torino nel 2003 e che da allora ha ideato, progettato e realizzato diverse iniziative, tra cui: Creative Commons Italia (2003-presente), CyberLaw Torino (2004), Harvard Internet Law Program Torino (2005), SeLiLi il servizio licenze libere per creatori e programmatori (2006-2013), COMMUNIA, la rete tematica europea sul pubblico dominio digitale finanziata dall’Unione Europea (2007-2011), Neubot, progetto di ricerca sulla neutralità della rete (2008-presente), e LAPSI, la rete tematica europea sulle informazioni del settore pubblico, anch’essa finanziata dall’Unione Europea (2010-2012). Il Centro Nexa ha inoltre svolto un ruolo chiave nel lancio, nel maggio 2010, di uno dei primi portali di dati pubblici in Europa, http://dati.piemonte.it. Da ottobre 2014 ad ottobre 2016 il Centro Nexa ha coordinato il Global Network of Internet & Society Research Centers (NoC), rete che favorisce la cooperazione tra i più importanti centri Internet & Società a livello globale.

Nel mese di aprile 2012, il Centro Nexa ha inaugurato “Rivoluzione Digitale”, corso del primo anno presso il Politecnico di Torino incentrato sul tema “Internet & Società”, interamente progettato dal co-direttore del Centro Nexa, Juan Carlos De Martin e realizzato coinvolgendo diversi membri dello staff del Centro Nexa, nonché ospiti esterni.

Il Centro Nexa interagisce con la Commissione europea, organismi regolatori, governi locali e nazionali, nonché con imprese e altre istituzioni – attento a preservare la sua indipendenza accademica e intellettuale e con un riguardo specifico per gli aspetti di policy delle proprie ricerche.

I Garanti del Centro Nexa – tra i quali il prof. Charles Nesson, co-fondatore e co-direttore del Berkman Center for Internet & Society della Harvard University, e altri eminenti studiosi ed esperti – si riuniscono a Torino almeno una volta l’anno per valutare l’attività compiuta nei dodici mesi precedenti e per dare al Centro Nexa (direttori, staff e fellow) il ì beneficio del loro giudizio in merito al lavoro svolto e alle priorità per il futuro.

 

 

Per restare aggiornati sulle attività del Centro Nexa su Internet & Società:

– Twitter: @nexacenter
– Facebook: http://facebook.com/nexa.center
– Mailing list degli annunci Nexa: https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa-announce

Amazon Go: in negozio senza casse. Chi ha paura?

Leggi l’ articolo originale su Quotidiano Piemontese.

Alla presentazione di YourDigital ieri si è parlato di AmazonGo. Raffaele Gaita spiegava i meccanismi che portano l’innovazione a cambiare e/o reinterpretare il mercato, creando nuove abitudini e nuove differenze.
Fino a qui, tutto bello.
Raffaele ha citato altri esempi di trasformazione digitale: Kodak, Blackberry, Blockbuster. Tuttavia l’iniziativa di Amazon – sarà perché è di fatto agli albori – mi ha colpito più delle altre. In effetti mi ha affascinato moltissimo. Ma mi ha anche fatto interrogare su quanto dobbiamo essere (diventare, necessariamente) flessibili sulle nostre idee di innovazione, lavoro e automatizzazione.

Che Cos’è Amazon Go?

Amazon ha deciso di rivoluzionare il mondo degli shop e dei retails creando il suo nuovo servizio, Amazon Go che sfrutta le tecnologie di screen vision, deep learning e sensor.
Negli shop di Amazon Go non ci saranno file, non ci saranno casse. Non ci saranno cassieri. I consumatori entreranno nel negozio, prenderanno quello che serve loro e usciranno (they actually walk out).
Il progetto verrà lanciato nel 2017 a Seattle 2131 7th Ave, Seattle, WA, all’angolo con 7th Avenue and Blanchard Street.

Come funziona Amazon Go

La sfida di Amazon, iniziata 4 anni fa, era questa: “offrire l’esperienza di un negozio senza limiti, barriere o checkout (casse e scontrini)”.
Per farlo Amazon ha ideato un ambiente nel quale incrocia tre tecnologie di riconoscimento, apprendimento e analisi di dati e, certamente, di data mining.
Il compratore al suo arrivo al negozio Amazon, passa sopra un scanner il proprio telefono attivando il proprio Amazon Account. Dopo essersi registrato, saranno i software a riconoscere quali prodotti il consumatore ha preso e portato via, quanto ha speso e fatturare al consumatore il conto in digitale, direttamente tramite il proprio Amazon Account.

I dati raccolti da Amazon saranno sempre di più.

Perchè è esattamente questo il punto.
Dopo essere diventato il più grande negozio on line e aver tracciato le compravendite dell’intero mondo per più di 15 anni, Amazon ora vuole varcare le frontiere del digitale e approdare su supporti analogici. Questo, per quanto sia a livello imprenditoriale avvincente, in un discorso sociologico è quantomeno direzionato al monopolio dei dati, nell’ambito degli acquisti e delle vendite. La tecnologia di Amazon Go infatti non sarà solamente in grado di digitalizzare e smaterializzare gli scontrini, sarà anche capace di raccogliere dati circa il tempo e l’ordine di acquisto dei prodotti, la loro periodicità, i trend di vendita dei prodotti, la capacità di acquisto dei consumatori.
E qui non stiamo parlando dell’Istat. Qui stiamo parlando di Amazon, che conoscerà come spendiamo i nostri soldi, meglio di chiunque altro.

I cassieri devono avere paura di Amazon Go?

Sì devono. Questo tipo di tecnologia si dimostrerà largamente conveniente per le multinazionali degli stores e Amazon sarà il primo della fila a spingere questo cambiamento.
Chiunque conosca l’ambiente dei magazzini di Amazon, sa che la catena produttiva è incentrata su impianti automatici che costringono i “magazzinieri” che ci lavorano (picker) a correre – letteralmente correre – da un punto all’altro per rispettare i tempi che il sistema di produzione impone loro.
Loro stessi, che ci lavorano, sanno che verranno sostituiti dalle macchine non appena il machine learning sarà a un punto tale da permettere la piena automazione del lavoro nei magazzini, che richiede capacità di scelta critica e di spostamento fisico di oggetti.
Amazon Go dimostra che se si riesce a portare il consumatore direttamente all’interno di quello che in realtà è un magazzino Amazon, posso far lavorare solo le macchine, sollevando l’uomo dalla necessarietà dell’impiego.
Evidente dunque quanto ci sia bisogno di riflettere su un sistema di welfare che sia preparato a dare qualcosa da fare (e da spendere) a quelle persone che a livello professionale, in questo preciso momento storico-tecnologico, varranno meno o quanto una macchina. Che sembra brutto da dire, ma è proprio ciò che dobbiamo chiederci.
“Nel momento in cui siamo di fronte al fatto che certi (molti, sempre più) lavori potranno essere condotti con maggior efficacia da una macchina o un sistema di macchine, noi che famo?”