La bibbia delle fake news: guida alle fake news di Camisani Calzolari

Con piacere vi comunico che è finalmente disponibile “The Fake News Bible: Guida alle Fake News”, scritto dall’esperto di digitale Marco Camisani Calzolari.

Il libro è acquistabile su Amazon e altri store.

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Marco ha confezionato una guida alle fake news che affronta in concreto il tema della misinformation, della propaganda e delle notizie false, analizzando soprattutto le tecniche dialettiche utilizzate da chi le crea e le diffonde.
Come nascono le fake news? Chi crea fake news e perché lo fa? Come queste diventano virali? Quali tecnologie si utilizzano per distribuirle o per misurarne l’efficacia?
Bufale, click-bait, conspiracy theory, pseudo-scienza, storytelling, shitposting, satira e intrattenimento sono alcune delle principali categorie prese in considerazione nell’oceano tempestoso dell’informazione online.
Fra le ragioni per cui le fake news vengono create troviamo per esempio la volontà di influenzare l’opinione pubblica, influenzare il mercato e i decision maker, monetizzare il traffico o fare character Assassination.
Nell’ultima parte del libro, Marco si sofferma sulle tecniche di debunking e fa riflettere il lettore su alcune possibili soluzioni per combattere il fenomeno.

Lavorare all’editing del libro di Marco Camisani Calzolari mi ha dato la possibilità di approfondire enormemente un fenomeno che conoscevo poco, quello delle fake news, e di scoprire e conoscere un grandissimo esperto di digitale.

Bellissima esperienza editoriale che mi ha arricchito culturalmente e professionalmente.

Consiglio la lettura a chi si occupa di impresa, politica, mondo dei media o semplicemente a chi desidera vederci più chiaro su un fenomeno di cui negli ultimi anni si è parlato a lungo.mcc2.jpg

Archivi, selezione, eredità digitale. Le sfide dell’uso responsabile

[LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO SLOWEB.ORG]

31 maggio 2018 – SOCIAL FARE VIA MARIA VITTORIA 38 TORINO

A un anno dal primo convegno Sloweb, si terrà a Torino presso SocialFare – Rinascimenti Sociali, il 31 maggio, il terzo appuntamento promosso dall’associazione Sloweb: “Archivi, selezione, eredità digitale. Le sfide dell’uso responsabile

L’incontro avrà inizio alle 17.30 e si concluderà entro le 20.00, con la partecipazione di ospiti prestigiosi, provenienti dal mondo professionale e accademico, che condivideranno le loro esperienze, racconti e opinioni riguardo ai cambiamenti che stanno avvenendo in questa era di sopravvento del digitale.

Si parlerà inoltre di come le informazioni vengono organizzate in archivi che possono divenire, se bene impostati, importanti patrimoni digitali e di come questi possono essere anche tramandati a eredi e beneficiari, ponendo un nucleo nuovo di questioni morali, tecniche, giuridiche intorno al tema “eredità digitale”. Per citarne alcune:

  • A chi appartiene ciò che lasciamo dopo di noi sul digitale, e che uso ne viene fatto? Come pensarci ora, e fare scelte consapevoli per quanto riguarda la nostra eredità digitale?
  • Come usare il digitale per cogliere l’opportunità di costruire memorie collettive, riducendo l’impatto della scomparsa di ciascun individuo?
  • I nostri dati e informazioni personali vanno curati pensando a ogni fase della nostra vita, alle disabilità temporanee e non solo, con la consapevolezza di oggi e grande attenzione
  • Come selezionare, curare, tramandare ciò che conta?

In un momento storico ricco di cambiamenti tecnologici che coinvolgono e modificano il nostro vivere, il nostro morire e il tramandare, ci sembra opportuno fermarsi per riflettere e imparare dagli specialisti, riflettere insieme su questi temi.

Il programma dell’evento

17.30           Introduzione e coordinamento: Federico Bottino

17.35           Saluti del Presidente Sloweb – Pietro Calorio

17.45           Giovanni Ziccardi (Professore di Informatica Giuridica presso l’Università degli Studi di Milano) – in video –  L’informatica giuridica, con riferimento alle problematiche emergenti dalla questioni eredità digitale e morte

18.00           Alessandro D’Arminio Monforte (esperto in diritto delle nuove tecnologie e successioni digitali. Curatore di eredità giacente per il Tribunale di Milano), con Matteo Rocchi (Networklex). Gli strumenti per la successione digitale: la condivisione con persona di fiducia, il mandato post mortem, il legato di password, l’esecutore testamentario. Cloud, firme digitali e il resto: appunti sugli strumenti informatici necessari.

18.15           Davide Sisto (Tanatologo; Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione Post Doc; docente al Master Death Studies & the End of Life Università di Padova). Chi muore si rivede. La memoria nell’epoca della cultura digitale

18.30           Peppino Ortoleva (Professore presso la facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università degli Studi di Torino) –  Memoria e commiato: che cosa resta dopo la morte

18.45           Augusto Cherchi (Archivista, Dottore di ricerca in Storia contemporanea, ANAI Associazione Nazionale Archivistica Italiana) – Archiviare il digitale. Conservare la memoria nell’età della “bassa risoluzione”

19.00           Stefano Allegrezza (Professore di Archivistica presso il Dipartimento di Beni culturali, Università di Bologna). Dalla carta al digitale: La trasformazione dei nostri ricordi personali e il futuro degli archivi di persona.

19.15           Giovanna Giordano (Informatica, Escamotages e Sloweb). Eredità digitale, archivi personali. Opportunità delle soluzioni disponibili online.

19.30           Domande e risposte in chiusura – coordina Pietro Jarre (eMemory e Sloweb)

19.50           Chiusura

Se la campagna elettorale diventa marketing cross mediale

LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE SU L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE

Anche se i recenti sondaggi rivelano che la decisione su chi votare, gli italiani la prendano ancora sfogliando un vecchio giornale, è ingenuo negare che l’opinione, la doxa, affonda le sue radici nelle abitudini del quotidiano e quindi anche nel web, sui social e nei gruppi chiusi di Facebook o Whatsapp. Ricordiamo che dal 2008 a questa parte – come rivela lo stesso Obama intervistato da David Letterman per Netflix – le campagne sui social media hanno sempre acquisito maggior rilevanza e sono diventate un ottimo strumento, non solo per diffondere propaganda, informazioni corrotte o attacchi ad personam per screditare l’avversario, ma anche per segmentare (e analizzare) il pubblico degli elettori in gruppi dettagliati.

Abbiamo quindi, da una parte, partiti e movimenti guidati da agenzie di comunicazione private, che confezionano i loro messaggi con la stessa efficacia con la quale i marketers delle aziende turistiche tracciano le richieste sui motori di ricerca per proporre agli utenti alberghi e voli, secondo le loro preferenze. Creano contenuti originali, investono in campagne, fanno le stories su Instagram con i loro slogan, postano foto e GIF con i loro simboli crociati. Poi estraggono i dati delle campagne, li confrontano con la campagna precedente e verificano se la loro fanbase sta crescendo o diminuendo. Dall’altra abbiamo gli elettori-utenti. Compulsivi commentatori di notizie che non hanno letto. Aggressivi antagonisti verbali di programmi o candidati che non conoscono. Gli utenti-elettori che hanno fatto le rate per comprare l’ultimo modello lanciato dalla loro casa produttrice di smartphone preferita e fingono di non avere ormai più i soldi o il tempo per formare le loro opinioni fallaci al bar, in chiesa o nei salotti. E così se ne stanno da soli, sul web, con il loro costoso smartphone fra le mani. E nella loro solitudine digitale consumano le narrazioni dei partiti, che stanno d’altronde spendono ingenti cifre in marketing digitale e non possono permettersi di trasmettere messaggi poco efficaci. E quindi tutto viene esagerato, esacerbato o esasperato. I toni sono apocalittici o salvifici. I messaggi diffondo odio e paura. E proprio come anche il grande granitico manager si commuove quando a casa da solo guarda una commedia romantica, allo stesso modo l’utente, che fuori di casa sembrerebbe parte della società civile, quando si trova immerso nella solitudine del proprio schermo si trasforma. Viene coinvolto dalle ultra-narrazioni dei partiti e dei movimenti. Viene convogliato in un flusso di commenti, condivisioni, like e piccoli segni di falsa aggregazione virtuale. E questo gli dà l’impressione di sfogare le sue più intime paure e di farlo all’interno di un gruppo, impugnando una pseudo-ideologia e nascondendosi dietro lo scopo pubblico e sociale del dibattito politico. Ma come abbiamo scritto sopra, non c’è nessun dibattito. Sono voci sole che si urlano addosso o che applaudono a promesse favolistische della politica, che sa di non doversi più sforzare a tramandare agli utenti-elettori i punti cardine di un programma economico-politico, bensì può limitarsi a propinare loro una narrazione a cui aggrapparsi. Questo presupposto, “la solitudine” degli utenti-elettori, sembrerebbe spesso sfuggire agli acuti osservatori della politica.

La sinergia fra la solitudine degli uomini davanti agli schermi e l’impatto sociale delle piazze virtuali come Facebook o Twitter, ha creato un modo tutto nuovo di raccontare la politica e i prodotti elettorali, sempre più vicino allo storytelling, alla narrativa prestata al marketing, e sempre più lontano dalla cronaca, dal giornalismo che ricerca di fatti oggettivi. Ed è forse all’interno di queste solitudini che vanno analizzati e contestualizzati fenomeni che credevamo sconfitti, in decadenza o lontani. Quando siamo soli, di fronte ai nostri schermi, il web 2.0 ci propone un mondo così personalizzato da diventare lo specchio riflesso di noi stessi.

Mario Perini, psicoanalista co-fondatore di Sloweb, associazione nata a Torino, attiva nel mondo del web etico, descrive questa condizione emotiva come una fase di narcisismo di massa della società occidentale. Non sono più quindi gli animali sociali di Aristotele a recarsi alle urne, che hanno animatamente discusso con i propri simili nella realtà fisica, fino a poche ore prima del voto. Saranno invece gli utenti narcisi quelli che si recheranno alle urne. Usciranno dalla loro solitudine digitale, staccheranno gli occhi dai loro schermi, dai loro news feed che rafforzano le loro credenze, anche (soprattutto) quelle fallaci. Porteranno con sé non delle argomentazioni, bensì una narrazione politica che riesce a essere di massa e solipsista allo stesso momento.

Se a questo aggiungiamo che una volta concluse le elezioni non ci saranno – per la prima volta dall’inizio della Repubblica – rimborsi o rendicontazioni per ammortizzare i costi della campagna elettorale, scopriamo che oggi la politica è davvero più vicina al marketing aziendale di quanto sia mai stata prima.

Sloweb – piccola guida all’uso consapevole del web

Sono davvero lieto di annunciare l’uscita del libro: “Sloweb, piccola guida all’uso consapevole del web”, pubblicato da Golem Edizioni, a cura di Pietro Jarre e del sottoscritto.

Io e Pietro ci siamo conosciuti a un pitch day presso SocialFare e da quel giorno abbiamo iniziato a collaborare al progetto eMemory e insieme abbiamo ideato e fondato Sloweb.

Il libro sarà disponibile nelle librerie e negli store digitali a partire dal 31 marzo, ma è già possibile prenotarlo su AmazonLibreria Universitaria e altre librerie online.

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Il testo contiene i contributi di Guido AvigdorJacopo MeleCarlo BlenginoPaolo JarreGiovanna Giordano e Pietro Calorio.

La premessa è stata firmata da Enrico Deaglio, che ringraziamo con affetto e stima.

Sulla sezione Eventi del sito Sloweb, sono segnalate alcune occasioni in cui sarà possibile conoscere gli autori e approfondire le tematiche affrontate dal libro. Tra queste, sono felice di citare l’evento che si terrà al Circolo dei Lettori in data 17 maggio, dalle 18 alle 20.

La quarta di copertina del libro Sloweb

Nel mondo del web 2.0, dei social network, delle chat istantanee, dei selfie e del cloud di massa, sembra sempre più chiaro che la rete ha perso buona parte dei valori positivi che in principio voleva rappresentare, diventando un luogo di mercato, dove chi sta comprando ogni tanto è conscio di quel che sta facendo, ogni tanto no. E sempre si vende, inconsapevole. Un bosco, un luogo malfamato, pieno di borseggiatori e impostori, in cui spesso ci vengono offerte gratuite distrazioni in cambio dei nostri dati comportamentali, dei nostri profili e interessi, così da cedere i nostri dati personali e i dati di navigazione agli inserzionisti di tutto, condizionando giorno per giorno la nostra vita. È nostro dovere far sì che la tecnologia sia al servizio del benessere dell’uomo, essere attenti a non cacciarci in una condizione di moderna oligarchia digitale, secondo la quale l’uomo è al servizio di (poche e spesso chiuse) tecnologie private e quindi di multinazionali, che hanno come unico fine quello di massimizzare i profitti per pochi. Se torniamo a esercitare il diritto di gestire il nostro tempo, di riflettere, e di scegliere e agire in base alle nostre scelte e non in base alle strategie di qualche ufficio marketing, abbiamo una grande opportunità da cogliere. Non è troppo tardi, non è affatto presto.

Federico e Pietro

Tecnologia? La ispira Harry Potter

DALLA RUBRICA CAVALLI DI TROJAN PER L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE
Dal numero dell’Indice dei Libri del Mese di dicembre 2017

Vent’anni fa veniva pubblicato da Bloomsbury il primo volume di una delle saghe più importanti della letteratura contemporanea, quella di Harry Potter. Con i suoi 450 milioni di copie vendute, tradotte in 67 lingue, Harry Potter, oltre a ridefinire il concetto di besteller, ha costruito una vera e propria mitologia moderna che, mischiandosi con quella del Signore degli Anelli, ciò che tutt’oggi è l’immaginario del fantasy mondiale.
La storia del maghetto di Hogwarts appassiona e cresce un’intera generazione e con le sue storie di magia, di amicizia, di lotta contro il male, di emancipazione e di uguaglianza – ricordate la lotta contro le discriminazioni da parte dei maghi purosangue verso i “mezzosangue”? – assume quasi il ruolo di un vero romanzo di formazione. Fa dunque pensare come nelle innovazioni tecnologiche, che in effetti mai nella storia hanno subito un’accelerazione come quella a cui assistiamo ogni giorno, sia facile ritrovare certe funzioni, desideri, soluzioni, certe “magie”provenienti dal mondo potteriano.
Le più grandi aziende di tecnologia, che hanno avuto la più vasta crescita negli ultimi quindici anni, sono effettivamente compagnie spesso guidate da under 40 che, a dirla tutta, quando veniva pubblicata la prima edizione di Harry Potter non avevano più di vent’anni. Ed è facile pensare che dietro al design e allo sviluppo di certe funzioni che nell’ultimo lustro hanno ormai pervaso le nostre vite, ci siano riferimenti immaginativi o letterari che guardano alle stramberie che scaturivano dalle bacchette o dagli oggetti magici della saga potteriana.

Dave Catchpole

Divertente imaginare come nelle pagine di un libro di fine anni novanta si celassero le innovazioni tecnologiche che avrebbero segnato i primi anni duemila. Nel 1998 la madre di Ron Weasley inviava una “ramanzina” registrata al figlio tramite la formidabile “strillettera”. Nel 2009 viene creata l’app di messaggistica istantanea conosciuta come Whatsapp. Ogni giorno vengono mandate più di 200 milioni di note vocali. Per comunicare (oltre che per spostarsi) i maghi utilizzavano anche la Metro Polvere, che grazie alle fiamme di un camino, permetteva al mago di condurre una specie di video conversazione. La stessa funzione che meno di un decennio più tardi avrebbe permesso il servizio di fondato nel 2003 dagli estoni Jaan Tallinn, Ahti Heinla e Priit Kasesalu, Skype.
Nella saga di J. K. Rowling, i due gemelli, fratelli di Ron, consegnano, nel terzo libro della saga, la “mappa del malandrino” a Harry Potter. Apparteneva già al padre di Harry, James Potter, e permetteva a lui e ai suoi amici di girovagare per il castello, conoscendo in tempo reale sia la propria attuale posizione, sia gli spostamenti dei principali personaggi che abitavano il castello in tempo reale. Nel 2005 Google lancia il servizio Google Maps e fra non molto sarà possibile vedere la posizione dei nostri amici in tempo reale sulla mappa di Google. Facebook nel frattempo ha promesso l’arrivo delle immagini del profilo “dinamiche”, cioè che cambiano espressione a seconda del nostro umore. Un po’ come i quadri (o le figurine dei maghi famosi) appesi ai muri di Hogwarts.
Alcuni riferimenti sono addirittura ben evidenti. Per esempio l’incantesimo “Lumus”, grazie a un simpatico aggiornamento di Android, il sistema operativo promosso da Google, attiva la torcia dello smartphone. Ci sono inoltre risultati di due ricerche nel campo delle nanotecnologie che presentano alcune caratteristiche delle bacchette magiche.
Uno studio condotto dalla Columbia University ha dimostrato che grazie ai nanomateriali è ormai possibile immagazzinare e concentrare la luce e “spedirla”, evitando i fenomeni di dispersione. Insomma, come succedeva quando duellavamo i maghi di Hogwarts con le loro “bacchette”. Il primo studio, pubblicato da “Nature Nanotechnology”, riguarda un’antenna in grado di raccogliere e concentrare la luce solare, convogliandola poi in un punto specifico dello spazio.
E come dimenticare il mantello dell’Invisibilità? Chi pensa che l’invisibilità si ancora oggi un limite fantascientifico si dovrà ricredere di fronte all’Istituto per la scienza e la tecnologia della Corea del Sud che avrebbe messo a punto un “mantello” in grande di nascondere oggetti molto piccoli. Merito dei cristalli di calcite, che riescono a ingannare l’occhio umano. In passato si era già riusciti a “rendere invisibili” solo oggetti di dimensioni microscopiche, oggi il processo può essere applicato anche a oggetti di dimensioni molto maggiori.
Come sta succedendo per le innovazioni che riguardano l’intelligenza artificiale in relazione ai racconti di Asimov, la saga di Harry Potter ha regalato un immaginario ricco di fantasticherie che gli scienziati e gli sviluppatori non possono far altro che inseguire. Al fine di rendere verosimile tutto ciò che per uno scrittore dall’immaginazione d’oro pareva impossibile. Ed è forse proprio questa una delle prerogative che ci permetterà di sopravvivere alla rivoluzione delle macchine e dell’industria 4.0: l’immaginazione. La nostra propensione a narrare cose che non esistono e che non sono vere. Ma che forse un giorno lo saranno.
Così la magia ispira la tecnologia.

Arte Artificiale

DALLA RUBRICA CAVALLI DI TROJAN PER L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE
Dal numero dell’Indice dei Libri del Mese di ottobre 2017

Due cose sembrano destinate a crescere: la “stupidità” umana e “l’intelligenza” delle macchine. Iniziamo ormai a essere avvezzi all’idea che, in un futuro certamente prossimo, le macchine intelligenti potranno abilmente sostituire molte professioni automatizzabili o derivanti da un processo. E non si tratta solo di cassieri, camerieri, operai o braccianti perché nemmeno avvocati, traduttori, commercialisti, consulenti finanziari e analisti possono fare sonni tranquilli: tutte professioni potenzialmente razionalizzabili in algoritmi più o meno complessi in grado di processare un numero definito (anche se grande) di variabili.

Quelle che finora hanno goduto di una specie di incolumità dalla minaccia delle macchine, sono le professioni che richiedono talento, ossia i creativi e gli artisti. ‘arte è prerogativa umana, si pensa, e l’atto estetico della creazione è un processo che è impossibile da automatizzare. E se fino a qualche anno fa gli artisti, compositori o pittori, avrebbero trovato ridicola e folle l’idea di essere sostituibili da macchine, o anche solo di lavorare al loro fianco, oggi dovrebbero rivalutare la loro presunta prerogativa di esclusiva sulla produzione autoriale e guardare con consapevolezza e curiosità l’avvento dell’arte artificiale.
In verità, gli algoritmi già scrivono romanzi e poesie, disegnano e quest’anno anche la musica prodotta da intelligenze artificiali muove i primi passi degni di considerazione. Il primo singolo di musica artificiale è stato pubblicato da Sony in collaborazione con Flow Machines ed è stato creato da un algoritmo che è partito da una selezione di brani dei Beatles. Si intitola Daddy’s Car.

Anche Shimon, il piccolo robot creato da Gil Weinberg, direttore del Georgia Tech’s Center for Music Technology, è capace di comporre o suonare musica originale ed è stato addestrato con un catalogo musicale più esteso di quello dell’autore artificiale di Daddy’s Car, incamerando spartiti di jazz, musica classica, pop dai Beatles e Lady Gaga.
Risultati così impressionanti in ambiti apparentemente tanto umani come la composizione musicale sono possibili grazie a tecnologie come TensorFlow, il sistema più avanzato di machine learning creato da Google che dal novembre 2015 è diventato liberamente accessibile.
Già nel 2016 Google aveva mosso qualche passo nel mondo della musica, pubblicando una traccia composta dall’intelligenza artificiale sviluppata dal team GoogleMagenta.
La cosa interessante era che la traccia elaborata dalla macchina seguiva una struttura melodica e armonica moderna con variazioni sul tema che mostrava giù un complesso livello di composizione.

In un anno né è stata fatta di strada e viene da chiedersi cosa trasmetteranno le radio nei prossimi decenni. Insomma, queste macchine, oltre che sempre più intelligenti, diventano sempre più capaci di imitare comportamenti che pensavamo solo umani. Su The Guardian, Stuart Dedge commenta chiedendosi se, in futuro, non diventeremo schiavi di macchine che comporranno per noi melodie, sinfonie e hit. Direi di no: al contrario, l’intelligenza artificiale è una grande opportunità per proiettare il nostro intelletto verso nuove sfide. Sarebbe perciò bene iniziare a presumere la necessità di avere le conoscenze adatte per affrontare un mondo in cui l’intelligenza artificiale non può essere più trascurata o ignorata perché destinata a diventare una tecnologia che investe ogni angolo della nostra vita e del nostro essere/fare.
L’Università di Londra propone un nuovo corso in Machine Learning for Art and Music. È un inizio.

Sloweb 22 novembre – Storie e memoria. Il tempo del web

Dopo il grande successo del primo convegno Sloweb, tenutosi il 31 maggio presso Rinascimenti Sociali, questo mese, il 22 novembre presso il Cinema Fratelli Marx di Torino si svolgerà il secondo appuntamento promosso da Sloweb: “Storie e Memoria. Il tempo del web”.
Ancora una volta, sarà una tavola multidisciplinare interpellata da Sloweb a essere protagonista del dialogo. Saranno presenti esperti, giornalisti, manager e professori, i quali si alterneranno in interventi riguardanti l’importanza delle storie e della memoria nell’era digitale. L’evento inizierà alle 16 e si concluderà alle 19.

È possibile prenotarsi all’evento attraverso Eventbrite. Oppure segnalare la propria presenza attraverso l’evento su Facebook.

L’evento è organizzato con la collaborazione di Slowcinema, Mamre e il Nodo group.

Visita il sito di Sloweb per maggiori informazioni e consulta la pagina eventi Sloweb per rimanere sempre aggiornato sui prossimi appuntamenti.

La premessa

Viviamo in un periodo storico di profondi cambiamenti culturali e identitari che gravano intorno alla gestione dell’informazione, della conoscenza e dei dati. A causa del digitale gli strumenti che per secoli hanno contribuito all’evoluzione della civiltà umana stanno subendo una completa rivoluzione: gli archivi si trasformano in cloud; gli epistolari si riducono in chat; le foto scadono in selfie e tutto diventa pericolosamente liquido, quasi gassoso.

È nostro diritto e dovere fermarci e riflettere su come cambiano le storie e la memoria di ognuno di noi con l’avvento di nuove tecnologie e nuove abitudini; come salvare i valori, ciò che della storia passata può servire nel presente e nel futuro. Che legame esiste tra uso, o abuso, delle tecnologie e degli strumenti digitali e il deterioramento della nostra memoria? Come il web sta trasformando la nostra identità storica e la nostra capacità di farne strumento di miglioramento?

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Il programma

Federico BottinoIntroduzione

Pietro Jarre (Sloweb): Non c’è memoria senza selezione, non c’è libertà senza memoria. L’uso ecologico dei dati

Aldo Cazzullo (Rizzoli — Corriere della Sera): Dialogo tra un padre e i figli al tempo dello smartphone (Metti via quel cellulare) — video

Mario Perini (Il Nodo group): Memoria, identità: psiche e storie — video

Peppino Ortoleva (Università degli studi di Torino)Media, memoria, selezione

Gaetano Renda (Slowcinema): Storie, storie di cinema e film. La rivoluzione del digitale [Include la proiezione del cortometraggio Uscita di sicurezza]

Cynthia Sgarallino (La Stampa): Selezione e scelta dei materiali; la preparazione della mostra per i 150 anni de La Stampa

Lea Chambers Volpe (eMemory): Five key steps to use at best digital tools in preparing personal stories

Francesca Vallarino Gancia (Mamre Onlus): Sulle navi nello stretto di Sicilia. Storie da salvare

Millenovecentottanta Orlando

DALLA RUBRICA CAVALLI DI TROJAN PER L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE
Dal numero dell’Indice dei Libri del Mese di luglio-agosto 2017

Durante la trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, all’interno del programma Prospettive Digitali coordinato da Giorgio Gianotto, l’avvocato penalista Carlo Blengino ha accennato, alla fine della sua conferenza, al ddl Orlando sulle intercettazioni. Il ddl permette al potere giudiziario di promuovere attacchi malware, finalizzati a penetrare nei dispositivi degli indagati per estrarre informazioni che possano essere utilizzate nelle indagini. Ciò che correttamente l’avvocato Blengino sottolineava è la preoccupante leggerezza con cui si guarda alla potenzialità di attacchi hacker di stato. Se si prova a fare un rapidissimo e non esaustivo elenco delle informazioni che un “funzionario” di stato potrebbe sbirciare accedendo al vostro profilo si potrebbero menzionare la lista dei contatti e delle chiamate (durata, frequenza, perse, rifiutate), ogni tipo di messaggio, dalle mail agli sms, Whatsapp, Telegram, Snapchat, Messenger, Hangout o qualsiasi altra applicazione di messaggistica istantanea (criptata o meno), le password di accesso di tutti i profili e gli account, sincronizzati con il dispositivo. Senza dimenticare il pieno accesso ai contenuti multimediali (sul dispositivo e sui vari cloud sincronizzati con esso) come foto, video, audio e note vocali, nonché la cronologia web: le pagine che abbiamo visitato, le ricerche, i download. La spia informatica conoscerebbe, inoltre, tutti i posti in cui siamo stati e per quanto tempo, quanto ci abbiamo messo ad arrivare e persino con chi eravamo.

Di fronte a questo sconcertante strumento di controllo stupisce il fatto che i politici sembrino volgere la loro attenzione principalmente alle intercettazioni telefoniche, ritenendo l’hacking uno strumento aggiuntivo tutto sommato marginale. Infatti il ddl non specifica i metodi o le regole entro le quali dovrebbero operare, durante (e dopo!) il trattamento dei dati, i presunti operatori; che, si dà il caso, potrebbero anche essere dipendenti di una ditta privata che fornisce una consulenza al pubblico ministero, il quale non avrebbe vincoli specificati che impongano l’obbligo di operare solo per mezzo di strutture pubbliche.
Ora, pur senza cadere in alcuna forma di complottismo, è evidente che esiste un problema di insufficienza culturale circa la materia digitale e informatica, in relazione alle grandi opportunità che permette di cogliere e ai terribili rischi che si potrebbero correre laddove non ci si muova con coscienza e consapevolezza. Il libero accesso a un dispositivo personale può rivelare, sulla vita privata del suo possessore, molto più di qualsiasi precedente tecnologia o metodologia di intercettazione o spionaggio. Risulta, quindi, davvero preoccupante il fatto che il potenziamento dei mezzi di controllo da parte del sistema giudiziario non sia accompagnato di pari passo  da un incremento delle garanzie giuridiche di tutela rispetto ai nuovi sistemi di controllo. Nell’Italia degli scandali, degli opinionismi estremi e dell’allarmismo populista, appare davvero strano che sussista un’atmosfera lassista rispetto al fatto che non saranno più soltanto le multinazionali del silicio ad avere potenzialmente pieno accesso a ogni nostra informazione riservata ma anche gli stati e le polizie. Ma il problema non è solo italiano e provvedimenti simili sono già realtà in altri paesi. Certamente lascia di stucco il fatto che la macchina del welfare ammetta anche solo come ammissibile l’idea di annichilire la tanto decantata “privacy” facendo uso di malware, spesso difficili da controllare, in virtù di un maggiore controllo.
Quando era Orwell a scrivere della psicopolizia di 1984, lo scrittore britannico immaginava un organo di polizia capace di controllare i subordinati di un grande (e unico) partito centrale e parlava di schermi, utilizzati per indottrinare ma anche per spiare i cittadini. Sebbene Orwell già parlasse di psicoreato, e quindi proiettasse la reale possibilità di subire nel futuro una qualche forma di coercizione rispetto a informazioni riservate intercettate da un sistema centrale totalitario, ciò che lo scrittore inglese non poteva immaginare era l’incredibile mole di informazioni personali che sarebbero state in grado di estrarre le polizie del futuro, né tantomeno avrebbe potuto prevedere la facilità con cui questi provvedimenti avrebbero attecchito nei codici penali e nei regolamenti giudiziari, senza una grande o appassionata opposizione da parte di colore che sostengono di promuovere i diritti civili. A mettere in pericolo i valori della democrazia non sono solo i privilegi di classe, gli obblighi sanitari o la finanza strutturata, bensì la noncuranza nel prestare attenzione al fatto che chi controlla il passato, controlla il futuro e chi controlla il presente, controlla il passato.

Salviamo la rete! Oggi è il giorno per la “neutralità della rete”

Leggi l’articolo originale sul blog di eMemory, la tua casa digitale. 

Oggi, 12 luglio, è un giorno importante per chi si occupa di web e di digitale. Oggi si festeggia (o si promuove?) la “Neutralità della Rete”.
L’iniziativa Day Of Action to Save Net Neutrality nasce in America a opera di alcuni dei maggiori player del digitale mondiale, come Facebook, Twitter, Amazon, Google, Pornhub, Vimeo, Kickstarter, GitHub, Netflix e molti altri.
L’evento vuole contrapporsi alla decisione della Federal Communications Commission, e al suo presidente Ajit V. Pai, che ha intenzione di porre fine ad alcune politiche governative americane che stabiliscono a tutti gli effetti il carattere “neutrale” della rete.

Nonostante la tecnologia Internet nasca per un uso inizialmente solo militare, oggi è diventata una delle tecnologie che più, nella storia dell’uomo, ha influenzato le nostre vite quotidiane, il nostro modo di concepire il mondo, le informazioni e, con l’avvento dei Social Media, anche il nostro modo di relazionarci.

Internet è un mezzo potentissimo che deve avere come scopo quello di operare un’ampia manovra di diffusione, condivisione e promozione della conoscenza e delle informazioni. Per questo è fondamentale che tutti (esperti, professionisti, appassionati, amatori) si uniscano nella lotta per preservare la rete in quanto bene comune, di tutti; e non un privilegio profittevole per pochi.

eMemory si batte per una rete sicura, responsabile e che punti al benessere collettivo. Visita il sito di eMemory e scopri la nostra filosofia aziendale

La neutralità della rete è essenziale per l’educazione, l’economia e per i movimenti sociali e politici di qualsiasi sorta ed è decretata dall’ Open Internet Order, firmato nel 2015 dal governo Obama.

Oggi però l’amministrazione Trump e le multinazionali che appoggiano il suo governo stanno facendo pressione per revocare gli storici accordi che sanciscono la neutralità della rete.

eMemory sostiene la Neutralità della Rete e tutte le iniziative che hanno come scopo di rendere il web un luogo di benessere collettivo e comunitario.

Anche per questo eMemory promuove l’iniziativa Sloweb.

Cosa può fare ognuno di noi di concreto nel suo piccolo?

Aderisci alla lettera per la Web Neutrality!
  1. Firma la petizione per salvare la neutralità della rete.
  2. Unisciti alla Brigata di Twitter e concedi il permesso a Battle for the Net di postare dal tuo account Twitter (solo una volta!) importanti aggiornamenti sulla battaglia per la neutralità della rete (potrai disattivarlo quando vorrai).
  3. Se hai un sito, puoi installare questo widget che incoraggia i visitatori a prendere parte alla lotta per la neutralità della rete. Puoi anche semplicemente piazzare un banner che rimandi ai contenuti della petizione. Se hai un app puoi mandare ai tuoi utenti una notifica push, linkando a BattleForTheNet.com.
  4. Puoi anche pubblicare un video in cui racconti perché secondo te è importante preservare la neutralità del web, creando un link che rimandi alla Battle for the Net, oppure puoi postare sui tuoi profili social uno dei video da 30 secondi già prodotti che troverai cliccando a questo link (scaricabili da Drive).

Insieme, possiamo sconfiggerli.

Sloweb — Verso una rete responsabile il 31 maggio a Torino

[Leggi l'articolo originale sul blog di eMemory]

Perché Slow Web?

L’obiettivo è dare vita a un movimento d’opinione per promuovere un Internet più sicuro, sostenibile e responsabile. Rendere il web più slow.
Nel mondo del web 2.0, dei social network, delle chat istantanee, dei selfie e del cloud di massa, sembra sempre più imminente la minaccia di un web controllato da un gruppo ristretto di persone e aziende private che spremono gli utenti e le loro informazioni per offrire servizi sempre migliori agli inserzionisti. Il web nasce come strumento di condivisione della conoscenza e come ulteriore esercizio e strumento di libertà e socialità. Come ha segnalato l’inventore di Internet Tim Barners Lee, la perdita del controllo sui nostri dati minaccia il carattere democratico del web. Le tecnologie di ICT sono senz’altro una grande opportunità ma se utilizzate per perseguire fini privati senza una regolamentazione e senza una presa di coscienza e una capacità di giudizio critico da parte degli utenti, il web rischia di tramutarsi in una trappola di controllo e distrazione di massa, potente come nessun’altra.

L’evento

Sarà questo mercoledì 31 maggio che inizierà l’avventura di Slow Web.
Alle 18:30, all’interno della splendida cornice di Rinascimenti Sociali, in collaborazione con SocialFare, trascorreremo un momento di dialogo su importanti temi relativi al mondo della rete, confrontandoci con ospiti davvero d’eccezione.

eMemory, la prima piattaforma per la protezione dei ricordi digitali e la custodia dell’eredità digitale, in collaborazione con SocialFare, primo incubatore per imprese a impatto sociale, ha organizzato una tavola rotonda, coinvolgendo alcuni prestigiosi esperti del mondo digitale, affinché del digitale siano note le sue problematiche, le sue potenzialità, le sue opportunità ma anche i rischi che ne derivano.
Dopo una breve introduzione, 6 interventi a cura dei 6 ospiti, della durata di 12 minuti.
A seguire, rinfresco offerto da eMemory.

Puoi prenotarti all’evento su Eventbrite oppure su Facebook. Di seguito i link!

Ti segnaliamo inoltre che dalla pagina ufficiale di eMemory verrà trasmessa la diretta Facebook dell’evento e degli interventi.

Il Programma

Presentazione e ringraziamenti: Federico Bottino e Pietro Jarre

Peppino Ortoleva: sul tema “utenti del web, il bosco, le prede, i comportamenti, come padroneggiare gli strumenti del web?” (video trasmissione)

Jacopo Mele: sulla fiducia — Il rapporto fra uomo e macchina

Carlo Blengino: sulla privacy, diritti e digitale, i rischi della trasparenza. I problemi di governance nel mondo digitale

Guido Avidgor: sul tema “comunicazione e social, come sono destinati a cambiare i nostri comportamenti rispetto a come stanno già cambiando le nostre forme di comunicare

Paolo Jarre: Informazione, comunicazione, in/trattenimento; l’evoluzione additiva di un oggetto neutro. Il ritiro sociale tra esclusione e protezione. Riflessioni e suggerimenti

Pietro Calorio : sui termini e condizioni delle piattaforme del web, come evitare di essere prede inconsapevoli”

Giovanna Giordano: sulle parolacce del computer. Come sopravvivere alla rivoluzione digitale, imparare qualcosa ed essere felici

Modera: Federico Bottino

Rinfresco offerto da eMemory