Sloweb — Verso una rete responsabile il 31 maggio a Torino

[Leggi l'articolo originale sul blog di eMemory]

Perché Slow Web?

L’obiettivo è dare vita a un movimento d’opinione per promuovere un Internet più sicuro, sostenibile e responsabile. Rendere il web più slow.
Nel mondo del web 2.0, dei social network, delle chat istantanee, dei selfie e del cloud di massa, sembra sempre più imminente la minaccia di un web controllato da un gruppo ristretto di persone e aziende private che spremono gli utenti e le loro informazioni per offrire servizi sempre migliori agli inserzionisti. Il web nasce come strumento di condivisione della conoscenza e come ulteriore esercizio e strumento di libertà e socialità. Come ha segnalato l’inventore di Internet Tim Barners Lee, la perdita del controllo sui nostri dati minaccia il carattere democratico del web. Le tecnologie di ICT sono senz’altro una grande opportunità ma se utilizzate per perseguire fini privati senza una regolamentazione e senza una presa di coscienza e una capacità di giudizio critico da parte degli utenti, il web rischia di tramutarsi in una trappola di controllo e distrazione di massa, potente come nessun’altra.

L’evento

Sarà questo mercoledì 31 maggio che inizierà l’avventura di Slow Web.
Alle 18:30, all’interno della splendida cornice di Rinascimenti Sociali, in collaborazione con SocialFare, trascorreremo un momento di dialogo su importanti temi relativi al mondo della rete, confrontandoci con ospiti davvero d’eccezione.

eMemory, la prima piattaforma per la protezione dei ricordi digitali e la custodia dell’eredità digitale, in collaborazione con SocialFare, primo incubatore per imprese a impatto sociale, ha organizzato una tavola rotonda, coinvolgendo alcuni prestigiosi esperti del mondo digitale, affinché del digitale siano note le sue problematiche, le sue potenzialità, le sue opportunità ma anche i rischi che ne derivano.
Dopo una breve introduzione, 6 interventi a cura dei 6 ospiti, della durata di 12 minuti.
A seguire, rinfresco offerto da eMemory.

Puoi prenotarti all’evento su Eventbrite oppure su Facebook. Di seguito i link!

Ti segnaliamo inoltre che dalla pagina ufficiale di eMemory verrà trasmessa la diretta Facebook dell’evento e degli interventi.

Il Programma

Presentazione e ringraziamenti: Federico Bottino e Pietro Jarre

Peppino Ortoleva: sul tema “utenti del web, il bosco, le prede, i comportamenti, come padroneggiare gli strumenti del web?” (video trasmissione)

Jacopo Mele: sulla fiducia — Il rapporto fra uomo e macchina

Carlo Blengino: sulla privacy, diritti e digitale, i rischi della trasparenza. I problemi di governance nel mondo digitale

Guido Avidgor: sul tema “comunicazione e social, come sono destinati a cambiare i nostri comportamenti rispetto a come stanno già cambiando le nostre forme di comunicare

Paolo Jarre: Informazione, comunicazione, in/trattenimento; l’evoluzione additiva di un oggetto neutro. Il ritiro sociale tra esclusione e protezione. Riflessioni e suggerimenti

Pietro Calorio : sui termini e condizioni delle piattaforme del web, come evitare di essere prede inconsapevoli”

Giovanna Giordano: sulle parolacce del computer. Come sopravvivere alla rivoluzione digitale, imparare qualcosa ed essere felici

Modera: Federico Bottino

Rinfresco offerto da eMemory

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Il giorno in cui il computer scrive il romanzo

DALLA RUBRICA CAVALLI DI TROJAN PER L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE

Dal numero dell’Indice dei Libri del Mese di maggio 2017

Lo scorso mese avevamo parlato delle intelligenze artificiali che leggono, analizzano e categorizzano le trame, scelgono quali manoscritti pubblicare. Questo mese andiamo dall’altro lato della scrivania e parliamo delle macchine che scrivono narrativa. I software di scrittura automatica non sono di certo una novità.
Già da qualche anno questa tipologia di software è ricorrente nella attività editoriali digitali, soprattutto nel mondo delle news e dei comunicati. Fino a qualche anno fa gli esperimenti sulle intelligenze artificiali venivano, per l’appunto, condotti su testi non letterari; le notizie, gli articoli web, gli articoli di approfondimento e lo UGC (User Generated Content) costituivano il materiale che veniva dato in pasto alle IA affinché queste ultime fossero in grado di produrre del contenuto originale. I software di scrittura automatica per certi contenuti e certe mansioni vengono ampiamente utilizzati, riducendo lo sforzo di redazione umano. Oggi si pensa a estendere verticalmente il campo di scrittura assegnato alle macchine, sino a varcare la sacra soglia della narrativa, e, perché no, provare a far scrivere a una macchina qualche racconto breve, magari un romanzetto. Coloro che pensano che la letteratura sia una prerogativa umana stanno per subire un brusco risveglio e la tanto divinizzata e ipostatizzata “creatività”, risulta sempre più come una condizione statistica e non metafisica.
Altresì siamo portati ad associare l’idea di “creatività” a certi strascichi semantici dell’idealismo tedesco (genio, ispirazione, arte, eccettera). Tuttavia la ricerca sta procendendo verso una direzione secondo la quale la creatività potrebbe essere null’altro che un risultato matematico dato da una combinazione di informazioni filtrate e ordinate secondo una certa capacità critica e estetica, a sua volta deducibile dalla provenienza geografica e storico-culturale del soggetto.

robot scrittore
Proprio a questo proposito, Margaret Sarlej nel 2014 aveva condotto uno studio per l’Università australiana di New South Wales che aveva dato vita a MOSS (Moral Storytelling System). MOSS è un software in grado di scrivere favole in autonomia partendo da una determinata “morale” che si vuole trasmettere al lettore. MOSS può spaziare fra 22 emozioni che gli permettono di dare maggior profondità ai personaggi e un più forte coinvolgimento rispetto alla trama, oltre al fatto di garantire una coerenza con la morale prescelta al momento dell’avvio. Benché il software presenti alcune criticità e patisca certi casi di ambiguazione rispetto a personaggi, eventi o luoghi, il risultato del contenuto prodotto in automatico è sorprendente ed è senz’altro una storica base per il mondo delle writing machine.
D’altro canto, i problemi dati dalle ambiguazioni sono spesso causa della mancanza di un “senso comune” da parte della macchina: se un umano, per esempio, vede un altro umano in uno stato di sofferenza, questo evento generà nella mente del primo tristezza o pietà; una macchina deve essere istruita sulla tipologia di evento e sulla consequenzialità dell’emozione da provare (secondo il senso comune). Questo processo, alza l’asticella della complessità ma al tempo stesso ci aiuta a studiare come funziona la nostra mente e come procede nell’associazioni di informazioni il cervello umano, anche per quanto riguarda lo sforzo creativo.
Forse il risultato più significativo è stato raggiunto da un team giapponese di ricercatori della Future University Hakodate, i quali hanno iscritto al concorso letterario Nikkei Hoshi Shinichi (unico concorso aperto non solo a umani ma anche robot, animali e alieni) un computer, autore di un romanzo breve. I ricercatori giapponesi hanno fornito alla macchina modelli letterari più dettagliati, pre-settando personaggi ed eventi per dare più precisione alla redazione della storia e minimizzare i casi di ambiguità. Sta di fatto che l’opera dell’Intelligenza Artificiale ha superato le prime selezioni del concorso ed è giunta, con grande sorpresa di tutti, in finale. Sono stati presentati 1,450 romanzi di cui 11 robotici ma solo «Il giorno in cui il computer scrive un romanzo» è stato scelto.
Il romanzo della macchina, termina così: «Mi contorcevo di gioia, che ho sperimentato per la prima volta, e ho continuato a scrivere per l’eccitazione. Il giorno in cui un computer ha scritto un romanzo. Il computer, mettendo la priorità sulla ricerca della propria gioia ha smesso di funzionare per l’uomo».
Promessa o profezia?